compresa la PREVENZIONE INCENDI ed il TESTO UNICO SULLA SICUREZZA

   La sezione vuole porsi come strumento divulgativo sui temi della sicurezza in generale, senza trascurate il rischio di incendio, per offrire ai volontari ed ai cittadini una occassionedi dibattito pubblico sulle tematiche di individuazione del rischio, conoscenza e prevenzione.
   In casi particolari su richiesta specifica possono essere date risposte riservate vie e-mail,  ordinariamente si preferisce offrire una risposta pubblica ai quesiti per favorire il confronto.
   Le risposte sono curati dal Presidente dell’ANVVFC arch. dott. Girolamo Balistreri che si avvale delle collaborazione degli iscritti all’Associazione esperti nelle varie materie e delle Organizzazioni collegate all’Associazione; 
   I pareri vengono espressi esclusivamente e titolo gratuito, e non impegnano l’Associazione anche in caso di difformita’ con prescizioni dettate da enti preposti al controllo.
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1 ottobre 2008 – Un presidente di un una associazione di volontari ci scrive:

Per poter continuare l’attivita’ di volontariato il responsabile dell’ente pubblico presso il quale prestiamo servizio ha preteso la sottoscrizione di una dichiarazione con la quale io, presidente pro tempore,  attesto di essere il datore di lavoro dei miei volontari.
Non avendo scelta, se non quella di interrompere l’attività di volontariato,  ho firmato il documento senza convinzione e senza avere chiaro quali responsabilità mi assumevo.
Ora mi chiedo che valore abbia quel documento e cosa rischio.”

     Per rispondere proviamo a rileggere insieme il DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008 , n. 81, “ … tutela  della  salute  e  della  sicurezza nei luoghi di lavoro”, noto anche come “testo unico per la sicurezza”, che diversamente da quanto disponeva il d.lgs. 626/94, all’art. 2 punto a) definisce “lavoratore” anche “il volontario,  come  definito  dalla  legge  1° agosto  1991, n. 266; i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile”
e all’art. 2 punto b)  definisce «datore  di  lavoro»:  il  soggetto  titolare  del rapporto di lavoro  con  il  lavoratore  o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo  e  l’assetto  dell’organizzazione  nel cui ambito il lavoratore presta la propria attivita’,  ha la responsabilita’ dell’organizzazione stessa  o  dell’unita’  produttiva  in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa.
La disposizione dettata con l’art. 2 punto a) è contraria a quanto aveva precedentemente sentenziato il CONSIGLIO DI STATO – PARERE 21 GENNAIO 2004, N. 2040/2002, che tra l’altro osservava: “.. la qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte..” tuttavia ora l’equiparazione volontario – lavoratore è contenuta nella legge.

Ma l’art. 2 punto b) non stabilisce che il presidente dell’associazione di volontariato sia da ritenersi il “datore di lavoro” ma lo è chi ha la” responsabilita’ dell’organizzazione stessa o dell’unita’  produttiva  in  quanto esercita i poteri decisionali e di spesa”; secondo talune interpretazioni il potere di spese non sta nelle mani del presidente volontario ma caso mai in chi gestisce i fondi destinati al volontariato.

Nel nostro caso specifico chiediamo al nostro volontario, presidente, “datore di lavoro” se è al corrente che deve ottemperare agli obblighi non delegabili di cui all’art. 17 e quindi se ha provveduto a effettuare la  valutazione di tutti  i  rischi e se ha designato il responsabile del servizio di prevenzione e protezione”Dovrebbe  inoltre aver provveduto a:

    a)  nominare  il  medico  competente  per  l’effettuazione  della sorveglianza   sanitaria  nei  casi  previsti  dal  presente  decreto legislativo.

    b)    designare    preventivamente    i   lavoratori   incaricati dell’attuazione   delle   misure   di  prevenzione  incendi  e  lotta antincendio,  di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave  e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;

    c)  nell’affidare  i  compiti  ai  lavoratori, tenere conto delle capacita’  e  delle  condizioni  degli  stessi  in rapporto alla loro salute e alla sicurezza;

    d)  fornire  ai  lavoratori  i  necessari e idonei dispositivi di protezione  individuale,  sentito  il  responsabile  del  servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, ove presente;

    e) prendere le misure appropriate affinche’ soltanto i lavoratori che  hanno  ricevuto  adeguate  istruzioni  e specifico addestramento accedano alle zone che li espongono ad un rischio grave e specifico;

    f)  richiedere l’osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme  vigenti,  nonche’  delle  disposizioni aziendali in materia di sicurezza  e  di  igiene  del lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi  e  dei dispositivi di protezione individuali messi a loro disposizione;

    g)  richiedere  al  medico competente l’osservanza degli obblighi previsti a suo carico nel presente decreto;

    h)  adottare  le  misure  per  il  controllo  delle situazioni di rischio   in   caso  di  emergenza  e  dare  istruzioni  affinche’  i lavoratori,  in  caso  di  pericolo  grave, immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;

    i)  informare  il  piu’  presto possibile i lavoratori esposti al rischio di un pericolo grave e immediato circa il rischio stesso e le disposizioni prese o da prendere in materia di protezione;

    l)   adempiere   agli  obblighi  di  informazione,  formazione  e addestramento di cui agli articoli 36 e 37;

    m) astenersi, salvo eccezione debitamente motivata da esigenze di tutela  della  salute  e  sicurezza,  dal richiedere ai lavoratori di riprendere  la  loro  attivita’  in  una  situazione di lavoro in cui persiste un pericolo grave e immediato;

    n)   consentire   ai   lavoratori   di  verificare,  mediante  il rappresentante  dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute;

    o)  consegnare  tempestivamente  al rappresentante dei lavoratori per  la  sicurezza, su richiesta di questi e per l’espletamento della sua  funzione,  copia  del documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), nonche’ consentire al medesimo rappresentante di accedere ai dati di cui alla lettera r);

    p)  elaborare il documento di cui all’articolo 26, comma 3, e, su richiesta   di  questi  e  per  l’espletamento  della  sua  funzione, consegnarne  tempestivamente  copia  ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;

    q)  prendere  appropriati provvedimenti per evitare che le misure tecniche   adottate  possano  causare  rischi  per  la  salute  della popolazione    o    deteriorare    l’ambiente   esterno   verificando periodicamente la perdurante assenza di rischio;

    r)   comunicare   all’INAIL,  o  all’IPSEMA,  in  relazione  alle rispettive  competenze,  a  fini  statistici  e  informativi,  i dati relativi  agli  infortuni  sul  lavoro  che comportino un’assenza dal lavoro  di  almeno  un  giorno,  escluso quello dell’evento e, a fini assicurativi,  le informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni;

    s)  consultare  il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nelle ipotesi di cui all’articolo 50;

    t)  adottare  le  misure  necessarie  ai  fini  della prevenzione

incendi  e dell’evacuazione dei luoghi di lavoro, nonche’ per il caso di  pericolo  grave  e  immediato,  secondo  le  disposizioni  di cui all’articolo 43.  Tali  misure  devono  essere  adeguate  alla natura dell’attivita’,    alle   dimensioni   dell’azienda   o   dell’unita’ produttiva, e al numero delle persone presenti;

    u)  nell’ambito  dello  svolgimento  di  attivita’  in  regime di appalto  e  di subappalto, munire i lavoratori di apposita tessera di riconoscimento,  corredata  di  fotografia, contenente le generalita’ del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro;

    v)  nelle  unita’ produttive con piu’ di 15 lavoratori, convocare la riunione periodica di cui all’articolo 35;

    z)  aggiornare le misure di prevenzione in relazione ai mutamenti organizzativi e produttivi che hanno rilevanza ai fini della salute e sicurezza  del  lavoro,  o  in relazione al grado di evoluzione della tecnica della prevenzione e della protezione;

    aa)   comunicare   annualmente   all’INAIL   i   nominativi   dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;

    bb) vigilare affinche’ i lavoratori per i quali vige l’obbligo di sorveglianza  sanitaria  non  siano  adibiti alla mansione lavorativa specifica senza il prescritto giudizio di idoneita’.

concludendo:

     Se il nostro volontario, presidente, “datore di lavoro”non ha ottemperato a tali disposizioni non ha soddisfatto le disposizioni di legge sul datore di lavoro;      sinteticamente: 

primo: ha effettuato la valutazione   di   tutti  i  rischi cui possono essere soggetti i suoi volontari nell’esercizio della loro attività?

secondo: ha nominato il responsabile del servizio di prevenzione e protezione?

terzo: ha nominato il medico competente per  l’effettuazione della sorveglianza sanitaria?  

quarto: ha fornito al servizio di prevenzione e protezione ed al medico competente informazioni in merito a:

    a) la natura dei rischi 
    b) l’organizzazione  del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive;
    c) la descrizione degli impianti e dei processi produttivi;
    d) i  dati  di cui al comma 1, lettera r), e quelli relativi alle malattie professionali;
    e) i provvedimenti adottati dagli organi di vigilanza.

   quinto: ha fornito ai “lavoratori”i DPI necessari secondo la valutazione dei rischi?

e ancora per capire meglio: chi è che decide quali corsi di formazione devono essere effettuati per poter essere impiegati nella struttura? chi stabilisce quali visite mediche devono essere superate per essere idoneo al servizio? il presidente o qualcun altro?

ci è parso di capire che il nostro volontario, presidente, “datore di lavoro”non ha ottemperato alle disposizioni di cui al D.lgs 81/08! per negligenza?

Oppure perché non si trova nelle condizioni di poterlo fare perché non possiede gli strumenti connessi all’organizzazione del servizio diretto da altri e non ha i poteri decisionali e di spesa?

Se l’ente pubblico presso il quale prestano servizio i volontari decide quale verifica sanitaria deve superare il volontario, detta le regole sul suo impiego, senza fornire al volontario, presidente, le informazioni sul servizio dei volontari sopra richiamate e senza consentirgli la libertà di effettuare le scelte operative, né è prevista a cura del presidente la vigilanza sull’osservanza degli obblighi di legge sul luogo di lavoro, significa che il  volontario non puo’ svolgere i compiti e osservare i doveri del datore di lavoro perché in effetti il datore di lavoro è un’altro, forse il reale responsabile dell’ente pubblico presso il quale il volontario presta la sua opera. 

Potrebbe essere che il documento firmato abbia solo lo scopo di attestare  chi è che, presidente dell’associazione, accetta la qualifica di “datore di lavoro”dei volontari per assumere la responsabilità penale in caso di incidente sollevando il reale responsabile. Se così fosse non ci sembra nello spirito del D.lgs 81/08, anzi!                       Si rimane in attesa di pareri in proposito.

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20 luglio 2008, quesito posto da un vigile del fuoco volontario di Torino
     Qual’e’ il corretto utilizzo della scala a ganci negli interventi? Ë vero che deve essere usata soltanto in discesa?                       

Risposta dello Staff:
   In passato si sono verificati infortuni anche gravi durante l’utilizzo della scala a ganci; in un caso l’operatore e’ caduto da una altezza elevata con esito mortale. Il Ministero e’ intervenuto con una disposizione con la quale di ordinava di utilizzare la scala a ganci solo per la discesa dal piano superiore a quello inferiore assicurando l’operatore con un imbrago sostenuto attraverso la fune di canapa di soccorso retta da 5 operatori, vietando la salita dal piano inferiore a quello superiore con l’operatore non assicurato contro il rischio di caduta dall’alto.

     Il concetto di sicurezza espresso dal Servizio Tecnico Centrale era duplice: 
   1) quello di disporre l’impiego dell’imbrago di sicurezza, in passato poco impiegato, 
   2) utilizzare tecniche di lavoro con fattore di caduta 0, e cioe’ con trattenuta dall’alto evitando il rischio di caduta.

     Oggi lo sviluppo delle metodologie di soccorso consente di impiegare materiali con caratteristiche che non sono piu’ quelli di anni fa  e techiche SAF come codificate nel sistema di lavoro in quota anche abbinate all’utilizzo delle scale.

     Si rammenta comunque che il vigile del fuoco volontario deve operare secondo la formazione ricevuta rispettando le disposizioni dettate dal suo datore di lavoro: il Comandante Provinciale territorialmente competente.

 

 

 

 

 

 

 

 

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25 giugno 2008, quesito posto da Mario Rossi di Frosinone
     E’ successo un incendio al piano terra di un locale di mia proprieta’  utilizzato per deposito di materiale vario di tipo domestico.
     Sono stati chiamati i vigili del fuoco che hanno spento líincendio senza particolare difficolta’e non hanno fatto osservazioni  sullo stato del fabbricato.
     Dopo l’incendio ho visto che il solaio ha dei buchi in corrispondenza dei blocchi di laterizio che si sono rotti e mi sono posto il problema della tenuta del solaio. Mi potete dare indicazioni in proposito? devo demolire e rifare il solaio? e’ riparabile?
Risposta dello Staff:
     Il riscaldamento prodotto dall’incendio provoca dilatazioni sui materiali ed in particolare sui solai misti in cemento armato e blocchi di laterizio provoca inizialmente la rottura delle pignatte in laterizio per effetto delle tensioni che si originano per il salto termico stante la differenza di temperature tra la faccia esposta a la parete interna del blocco a causa della bassa conduttivita’ del laterizio, e delle incapacita’ di resistere alle tensioni interne per la fragilita’ e rigidezza del materiale.
     La rottura e il distacco delle pignatte in laterizio non modifica sostanzialmente la resistenza e del solaio e la sua capacita’ di sopportare i carichi; diversamente se a causa del prolungamento del riscaldamento si verificano anche distacchi di calcestruzzo dei travetti in c.a. lasciando in vista parti della armatura metallica. 
     La sua descrizione mi fa ritenere che il solaio non abbia subito danni gravi a seguito dell’incendio.
     Le suggeriamo di rivolgersi ad un professionista di sua fiducia che potra’ esaminale la struttura e darle le assicurazioni sul mantenimento della  capacita’ portante e suggerimenti per il ripristino che potrebbe essere limitato al riposizionamento dell’intonaco magari applicato su una apposita rete di supporto.
     Le suggeriamo anche di ricercare le cause dell’innesco dell’incendio ed ovviarle per evitare il ripetersi del danno.